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Marketing e simracing non vanno d’accordo insieme, tranne che per i soldi

I simulatori di guida possono essere considerati un’evoluzione dei più noti racing game. La principale differenza tra i due sta nel fatto che, mentre questi ultimi hanno una finalità propriamente ludica, i simulatori si rivolgono a professionisti del settore. Chi li usa infatti, non li sceglie per giocarci, quanto per migliorare le proprie prestazioni di guida ma soprattutto di avere la sensazione di guidare un mezzo reale, con i dovuti limiti. Al centro però c’è tanto marketing che influenza le scelte di chi è poco informato.

Come il marketing influenza le scelte di acquisto

Accade spesso che pur decidendo di acquistare un vero simulatore di guida, si finisca per comprare un semplice racing game. Com’è possibile che succeda ciò? Sicuramente la continua evoluzione dei racing game fa si che la distinzione diventi sempre più difficile, specie per i guidatori alle prime armi. Se poi aggiungiamo l’influenza della pubblicità nel processo di acquisto, ecco che il gioco è fatto. Si pensi alla Codemasters che per pubblicizzare i suoi prodotti usa come testimonial piloti professionisti come Max Verstappen, il quale sostiene che il titolo di Codemasters si avvicina molto alla realtà (praticamente una bestemmia nei confronti di Assetto Corsa e simili), o alla Slightly Mad Studios che ha usato Nicolas Hamilton per far credere ai comuni mortali che il suo gioco fosse realistico.

Spesso si è convinti di avere il top solo perchè si è scelto il marchio più e meglio pubblicizzato, ma a conti fatti non è così. Gli esempi lampanti sono quelli di Project CARS e l’ultimo arrivato F1 2017, che vengono spacciati per simulatori quando invece non lo sono. Il guidatore esperto sa che se si cerca un vero simulatore è meglio scegliere Assetto Corsa, rFactor 2 o iRacing.

Marketing, l’esempio di Coca Cola e Pepsi

Per comprendere quanto sia prepotente il ruolo del marketing nel processo decisionale di acquisto, è bene fare un esempio alla portata di tutti (esperti e non). Lo sapevate che quando prendiamo una qualsiasi decisione per il 95% è influenzata dalle emozioni? Senza addentrarsi troppo nel cuore del marketing che è una materia affascinante, quanto vasta e complessa, per comprendere come le emozioni governino le nostre scelte, analizziamo l’esempio di Coca Cola.

Scommetto che buona parte di voi lettori siete estimatori di Coca Cola, mentre assaggiate la Pepsi ogni tanto (salvo eccezioni ovviamente). Perchè la maggior parte delle persone preferisce la Coca Cola rispetto alla Pepsi? E’ veramente più buona? Voi siete davvero sicuri di trovarla migliore? La risposta è uno sconcertante no.

Uno studio spiega chiaramente come nonostante sia stato appurato che la Pepsi sia più buona, si continui a bere più Coca Cola.

Molti anni fa, è stato fatto un esperimento. A delle persone venne fatta bere della Coca Cola e della Pepsi senza precisare quale fosse l’una e quale fosse l’altra. Il risultato è stato che la maggior parte delle persone preferiva il gusto della Pepsi. Recentemente, l’esperimento è stato riproposto ma in veste differente. E’ stata nuovamente offerta della bibita, ma in questo caso è stato specificato in anticipo se si trattasse di Pepsi o Coca Cola. Le persone hanno espresso nella maggior parte dei casi preferenza per la Coca Cola, ma utilizzando delle macchine speciali che leggevano il cervello, è stato visto che si preferiva il gusto Pepsi.

In pratica il cervello razionale preferisce la Pepsi, sono le emozioni che portano a scegliere la Coca Cola. Il marchio Coca Cola, grazie al marketing e alla pubblicità, è riuscito a creare intorno a se una certa idea, a cui si ricollegano precise emozioni. Chi non ricorda gli spot pubblicitari della Coca Cola legati al Natale, alle tavolate in famiglia e con gli amici. Oggi Coca Cola continua a proporre spot al passo con i tempi mantenendo immutate le emozioni che riesce a suscitare. Lo stesso non si può dire di Pepsi. Come vedete non beviamo la Coca Cola perchè è più buona, ma soprattutto per le emozioni che il brand è in grado di suscitare, grazie alla pubblicità.

Questo è solo un esempio, e soprattutto è solo un aspetto del processo decisionale del consumatore ben più complesso di quanto fin qui spiegato. Ma da immediatamente percezione di quanto il marketing possa condizionare le nostre scelte, tanto da preferire un prodotto anche se poi non è effettivamente migliore. Il discorso è facilmente estensibile anche all’argomento dei simulatori di guida, facendo apparire chiaro, come sia più facile di quanto si pensi, incappare nell’errore di comprare un classico gioco racing con la convinzione di avere tra le mani un prodotto professionale.

Una buona pubblicità, magari avvalendosi di personaggi particolarmente noti ed amati dal pubblico del settore (come nell’esempio citato prima), finisce per influenzare il consumatore, che altro non vorrebbe che provare proprio quelle emozioni, che quello spot è così ben in grado di rappresentare. Per concludere, non fermatevi di fronte a quei marchi e brand che hanno fatto del marketing e della pubblicità un’arte per essere scelti e comprati. Siate curiosi, leggete ed informatevi tanto, specie attraverso l’esperienza di quei guidatori esperti che ne sanno più di voi.

About Dario

Dario De Vita, 26 anni, appassionato di simracing e tutto quello che riguarda il mondo dell’automobile in generale. Utilizzo i simulatori di guida fin dalla più tenera età, iniziando con GP4, passando per il primo rFactor per arrivare all’ultimo uscito Assetto Corsa, con il quale ogni anno partecipo ai più importanti campionati nazionali, anche internazionali, organizzati da portali esterni, ottenendo spesso dei buoni risultati. Sempre informato sulle ultime novità del mondo simracing. Scrivo articoli di approfondimento su diversi simulatori di guida cercando sempre di essere obbiettivo e mai di parte.

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